Di ciò che è in nostro potere

Di ciò che è in nostro potere

Stoicismo per la vita quotidiana

Viviamo vite frenetiche, ansiose.
La maggior parte di quello che proviamo, delle tensioni che viviamo, non hanno altra origine che dentro di noi.

Sembra una brutta frase da manuale di self-help, o un’affermazione da santone indiano. In realtà sto pescando saggezza da una pozza molto più vicina, geograficamente parlando.
Iniziamo a riconoscere che ci sono cose che dipendono da noi e altre che non dipendono da noi.

“Orrore! La volontà è tutto, gli accidenti sono nulla! Una volontà potente può tutto”.

Dovremmo riconoscere piuttosto che abbiamo un controllo apparente o nullo di certi eventi.
Come questo si riverbera sulle nostre preoccupazioni, rendendoci la vita peggiore?

Giudizi ansiogeni

E’ il 25 gennaio 2013 e sono in auto, imbottigliato sulla circonvallazione esterna di Milano. Sono le 8.10 e ho un appuntamento alle 8.30 a Limbiate a pochi chilometri da me, ma con le condizioni correnti di traffico potrei anche impiegarci un’ora.
Il traffico non è dovuto solo al naturale e meccanico deflusso di troppi mezzi serrati su una strada con minore capacità o ai semafori. Sta infatti accennando un po’ di neve e vuoi per prudenza, vuoi per inesperienza, in molti hanno rallentato l’andatura più del necessario.
Tutto quello che ho appena descritto è fuori dal mio controllo: non sono un vigile urbano, che può fare del suo meglio per fare defluire il traffico più velocemente. Non ho controllo degli eventi atmosferici, quindi non posso far smettere di nevicare. Non c’è modo in questa situazione che io posso far altro che guidare in modo corretto fino alla mia destinazione.
Eppure vivo ogni minuto di quella corsa come una tortura: guardo ansiosamente l’orologio ogni due minuti, sbraito contro le auto lente che mi fanno perdere il semaforo, guido più veloce del necessario per riguadagnare tempo

Perché?

In quel momento ho emesso un giudizio, anche se inconsciamente. La mia mente ha deliberato che il ritardo non era tollerabile e che quindi ogni impedimento, anche esterno alle mie possibilità, ricadeva direttamente nelle mie responsibilità: la neve, il traffico, le auto lente.
Più pensavo a raggiungere un obiettivo fuori dal mio controllo, più il giudizio emesso sulla circostanza mi provocava ansia e rabbia, non facendo altro che aggiungere fattori di rischio a una guida in una situazione già poco agevole e che richiedeva più attenzione del solito.

La realtà si divide in cose soggette al nostro potere e cose non soggette al nostro potere […] ciò che rientra in nostro potere è per natura libero, immune da inibizioni, ostacoli, mentre quanto non vi rientra è debole, schiavo, coercibile, estraneo. […] se considererai libere le cose che per natura sono schiave, e tuo personale ciò che è estraneo, sarai impedito, soffrirai, sarai turbato, ti lamenterai

Buddhismo? No, queste sono le parole di Epitteto, come riportate da Arriano.
Ma quali sono queste “cose”?

Non soggetto al nostro potere

In nostro potere sono il giudizio, l’impulso, il desiderio, l’avversione […] non sono in nostro potere il corpo, il patrimonio, la reputazione, le cariche pubbliche

Un esempio di giudizio è quello che ho raccontato sopra. Su l’impulso e il desiderio tornerò a parlare in futuro.
(Per dovere di cronaca: infine il nodo di traffico si sciolse un chilometro avanti a me e arrivai esattamente alle 8.30. Nessuno degli altri partecipanti si fece vivo prima delle 9.00.)

Ci possono sembrare strane tra le cose “non in nostro potere” il corpo, il patrimonio, la reputazione. Vediamo in che senso sono fuori dal nostro controllo.

Corpo

Possiamo certamente mantenere una dieta sana, fare attività fisica, non stancarci più del necessario né oziare più del dovuto, evitare i vizi del fumo e dell’alcool.
Sono comportamenti virtuosi che riducono i rischi di far insorgere malattie. Tuttavia, anche se facciamo del nostro meglio per tenerci sani, non sappiamo davvero come il nostro corpo reagirà.
Pertanto, senza trascurare i precetti giusti e necessari per tenerci in forma, crearsi un’aspettativa sul nostro corpo può portarci dolore e ansia nel momento in cui queste aspettative verranno disattese. Inoltre, è bene mantenere un buon equilibrio anche nel curarci, affinché non si cada in eccessi o ossessioni sul nostro corpo.

Patrimonio

Ovviamente possiamo amministrare con cura i nostri averi. Non possiamo impedire allo Stato di andare in bancarotta, alla Banca di fallire o alle carie di dilapidare i nostri risparmi per curarci i denti.

Reputazione e cariche pubbliche

Facciamo del nostro meglio per comportarci rettamente con gli altri, ma non abbiamo il controllo del giudizio che loro si formeranno di noi. E’ inutile preoccuparci di cosa pensa il capo del nostro operato, fintanto che noi siamo consapevoli di aver fatto tutto il nostro possibile e il nostro meglio per consegnare in tempo il nostro lavoro. A meno che ovviamente le critiche non siano sensate, nel tal caso cercheremo di fare del nostro meglio per migliorarci sulle criticità emerse.

Soggetto al nostro potere

Quella descritta da Epitteto è definita come la dicotomia del controllo.
Gli stoici ci suggeriscono di concentrarsi su quello che è in nostro potere, anziché causarci stress nel cercare di controllare ciò che non lo è.

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Non è così semplice razionalizzare le situazioni quotidiane e distinguere gli eventi nelle due categorie di Epitteto.
La chiave di tutto è l’esercizio, sottoporre alla “dicotomia del controllo” tutte le tensioni della giornata e guardarle sotto la nuova prospettiva.

Ogni abitudine e ogni capacità si mantiene e si irrobustisce con le azioni corrispondenti […] se vuoi fare qualcosa, prendi l’abitudine di farla

La filosofia greca, al contrario di quella contemporanea ha infatti un carattere pratico e soprattutto nell’accezione socratica (e delle scuole fondate dai suoi discepoli), lo scopo ultimo della filosofia è il conseguimento della felicità.
Da qui la necessità di esercitare quotidianamente le facoltà che possono garantire questo conseguimento.

Lo stoicismo non è, come si crede comunemente, la dottrina di colui che sopprime le emozioni. Gli stoici semmai separano le emozioni “positive” da quelle “negative”, ovvero esercitano il controllo sulle “cose soggette al nostro potere”.

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