Ci sono vite che tocchiamo solo per qualche istante, altre per qualche mese o anno, poi perdiamo il contatto e tutto quello che ci resta è solo un ricordo che sbiadisce man mano.

Ogni tanto mi ritrovo a ricordare una delle persone che ho incontrato e perduto sulla strada. Non c’è un motivo particolare che riporta alla memoria un incontro, ma la mia memoria a spirale in quel momento si scatena e mi riporta a periodi della mia esistenza sopiti, ma che continuano a bruciare come braci sotto la cenere, sempre incandescenti anche se freddi in superficie.

Di quelle lunghe serate e nottate trascorse davanti allo schermo del PC a chattare di inezie o fondamentali, cosa resta quando il rapporto è perduto?

Solo memorie

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Il potere dei nomi

stat Roma pristina nomine, nomina nuda tenemus

Roma che era ora esiste solo nel nome, noi possediamo solo nudi nomi

Penso al senso di questo passaggio di Bernardo di Cluny, al quale possiamo attribuire due significati:
1) il concetto di Roma esiste solo nel nome, perché la sua realtà impermanente non può superare la prova del tempo, ovvero a Roma si attribuisce un nome
2) il nome di Roma è il suo concetto, a prescindere dalla caducità della sua realtà fisica, ovvero Roma è il suo nome

Due concetti solitamente contrapposti ma secondo me sinergici: noi in un certo senso creiamo le cose dando loro un nome, perché l’oggetto impermanente pur esistendo già per noi diventa reale solo quando percepito. Dando un nome noi fissiamo la percezione e da quel momento l’oggetto esiste a prescindere dalla sua impermanenza.
Nominare è il potere della creazione.
E lo troviamo in diverse culture attorno al mondo:

  • I greci avevano il concetto di logos come principio ed essenza del Cosmo
  • Nella Bibbia Dio crea il Cosmo nominandolo:

Dio disse: «Sia la luce!». E la luce fu.

  • Secondo alcuni folklori, la conoscenza del nome permette di controllare magicamente un’altra persona

E così via…