Un problema che credo siamo affrontando tutti è quello del deficit di attenzione nella lettura, che va al di là della quantità e qualità di quello che leggiamo.

E’ innegabile. I mezzi digitali ci mettono nelle condizioni di essere bombardati tutti i giorni da una mole ingente di informazioni. La scelta è infinita, le nostre possibilità di filtrarla lo è molto meno.

Giocoforza, la mente si sta disabituando a mantenere la concentrazione per periodi prolungati, dove intendo per sessioni che superano la mezz’ora.

Altri si lamentano di questa perdita di concentrazione in ciò che leggono e sembra sempre più difficile dedicare tempo a testi più lunghi.

Testi non narrativi

Da parte mia, con la saggistica questo problema non si pone.
Con questa categoria, come per il giornalismo, la difficoltà semmai è trovare un testo efficace, puntuale, che non sia sproloquiante e gonfio di ego e prosopopea.
Testi informativi dovrebbero essere semplicemente accessibili, centrati, essenziali.
Se questi requisiti portano a un testo di mille pagine, nulla di male. Quello che intendo dire è che un testo di mille pagine che rigira e gonfia concetti che ne riempiono a malapena cento, per me è una perdita di tempo, nonché una mancanza di rispetto nei confronti del lettore

Testi narrativi

La narrativa non può rispondere necessariamente a criteri oggettivi, sebbene in molti vorrebbero operare una riduzione ai principi generali cui ridurre un buon testo di finzione.
Nella narrazione (in questa categoria possiamo inserire anche le memorie?)subentra necessariamente il livello personale e lo stile.
Nessun problema, ce n’è per tutti i gusti e non sta a me dire cosa si dovrebbe leggere o meno.

Noto, tuttavia, da qualche anno a questa parte, una mia personale disaffezione per la narrativa di ampio respiro e un apprezzamento sempre maggiore per la narrativa breve.
Pensandoci, non so se è da imputarsi a un problema generale di abitudini alla fruizione veloce dei testi, dovuta all’era digitale e alla suddetta mole da discernere, oppure a una subentrata mancanza di tempo o ancora all’incapacità di filtrare all’interno dell’esuberante e soverchiante mercato editoriale delle proposte che riescano a coinvolgermi.

Una soluzione personale

Avendo, volente o nolente, meno tempo/voglia di dedicarmi a testi più impegnativi, da qualche hanno ho scoperto la fonte inesauribile dei racconti e dei romanzi brevi.

A volte i lettori sono disaffezionati rispetto a queste forme di narrativa, percependo i racconti come storie incompiute.

Ed è così, i racconti rappresentano i momenti tra una storia già avvenuta e qualcosa che deve ancora accadere. Sono istantanee di vita e non romanzi ridotti a poche pagine (ma ci sono numerosi scrittori che mi potrebbero confutare facilmente).

Avendo poco tempo da dedicare alla lettura di narrativa, negli ultimi due anni la quota di antologie nel mio letto annuale è aumentata considerevolmente.

Alcuni consigli

Potreste andare solo sui classici e già ne avreste da leggere per anni: Anton Cechov, Alice Munro, Raymond Carver, Ernest Hemingway, Flannery O’Connor, Grace Paley, Katherine Mansfield, J.D. Salinger…

Oppure andare sugli sconosciuti, per esempio le innumerevoli antologie che la Piccola Biblioteca Oscar Mondadori ha pubblicato negli ultimi vent’anni e che spaziano in tutti i generi, nazioni e gusti.

Anzi, sapete che vi dico? Andate sul blog di Paolo Cognetti… uno che di scrittori di racconti se ne intende.

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