Sono rimasta a casa fino a sera. Ho passato il tempo tranquillamente, sfogliando libri. A un certo punto mi è venuto di nuovo sonno e ho dormito una mezz’ oretta. Quando mi sono svegliata e ho aperto le tende, fuori era già buio. Secondo il calendario siamo già in primavera, ma le giornate sono ancora corte. Tutto sommato preferisco le giornate invernali, cosi brevi che sembra vogliano cacciarti via. Quando si pensa «fra poco cala la sera» lo spirito si può preparare all’ atmosfera suggestiva della penombra, densa di rimpianti Ora che i giorni si allungano, invece, si resta spiazzati, in bilico tra il «c’è ancora luce» e il «presto farà buio». Poi ti dici «ecco, è sera», e l’attimo seguente un senso struggente di solitudine ti si riversa addosso.
Allora sono uscita. Per accertarmi di non essere l’unica a vivere, l’unica a sentire la solitudine dell’ esistenza. Ma guardare i passanti non è servito a darmi questa certezza. Anzi, più la cercavo, piu mi sfuggiva.
Hiromi Kawakami, La cartella del professore, Einaudi, p. 66
