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Il 20 luglio 1969 il Lunar Excursion Module della missione Apollo 11 allunò nel Mare della Tranquillità, dopo una travagliata fase di atterraggio. Sei ore più tardi il comandante della missione, Neil Armstrong, fu il primo uomo a posare piede su un corpo celeste estraneo alla Terra, pronunciando la celeberrima frase: “That’s one small step for a man, one giant leap for mankind” (Questo è un piccolo passo per un uomo, ma un un balzo da gigante per l’umanità).
E’ la migliore dimostrazione di ciò che la nostra specie può produrre attraverso l’impegno e la motivazione: non solo distruzione e sofferenza, ma anche grandi conquiste tecnologiche capaci di unire per pochissimi attimi l’umanità in un sentimento di appartenenza che raramente essa prova.
E’ vero, il programma Apollo, tutto il programma spaziale americano in generale, poggia le spalle su quello missilistico, dei vettori per gli ordigni atomici che a decine di migliaia venivano prodotti in quegli anni, capaci di distruggere la vita sulla Terra innumerevoli volte (ipotesi paventata dai maggiori scienziati/filosofi, come esposto nel Manifesto Russell-Einstein). Inoltre non va dimenticato chi fu il vero autore della “conquista” lunare: Werner Von Braun, un egotico sognatore, criminale di guerra (i suoi primi successi balistici furono applicati da egli stesso nelle tristemente note V2 naziste).
Sarebbe sciocco, oltre che superficiale, affermare che Von Braun espiò la sua colpa lavorando al programma spaziale, aprendo le porte del cielo all’umanità. Io non lo farò mai.
Eppure non c’è migliore dimostrazione della a-moralità della scienza: essa in quanto strumento non è virtuosa né malvagia, è l’applicazione che ne fanno gli uomini ad esserlo. La stessa tecnologia che servì a spezzare tante vite in guerra, permetté di allunare.
Sulle motivazioni politiche della corsa spaziale invece non sono molto negativo: la competizione non-violenta è alla base di ogni buon progresso. Energie usate nella sfida spaziale Usa-Urss, avrebbero potuto essere usate per fini devastatori e sicuramente trovarono uno sfogo più edificante.

“Quanto sarebbero buoni gli uomini, se ogni sera prima di addormentarsi rievocassero gli avvenimenti della giornata e riflettessero a ciò che v’è stato di buono e di cattivo nella loro condotta!”

Probabilmente non molti di quelli successivi alla mia generazione si ricorderanno di Jacques Cousteau, probabilmente “l’ultimo esploratore” della Terra. Oggi ricorre il centenario della sua nascita.

Il 10 giugno 1990 veniva liberato Nelson Mandela, leader nell’ANC sudafricano. La sua importanza storica non è stata determinata tanto da ciò che fece prima dell’arresto (l’ANC era un’organizzazione violenta di lotta armata, che ritengo sempre una cattiva idea), ma piuttosto quanto fece dopo. Mandela riuscì a gestire il passaggio dall’apartheid a una società paritaria senza causare una guerra civile, facendo riconoscere alle parti in causa le atrocità commesse, in un clima generale di tolleranza e perdono. Un grande esempio di civiltà, verso il quale tutto dovremmo tendere.

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