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Archivi Categorie: Opinioni

La sonda Pioneer 10 fu il primo vascello meccanizzato umano a lasciare il nostro sistema solare, il 13 giugno 1983. E’ diretta verso Aldebaran che raggiungerà tra 2 milioni di anni. Al contempo monumento al nostro ingegno e monito:  la via delle stelle è percorribile, ma non in tempi umanamente accettabili al livello tecnologico attuale.

La Pioneer risale al tempo in cui la NASA era fatta da grandi scienziati come Carl Sagan: non solo degli ottimi astrofisici, ma anche dei visionari, persone che ritenevano fattibile e importante l’indagine del Cosmo.

Questo dovrebbe far riflettere sulle priorità che l’umanità si è dato. Mentre i tagli alla ricerca (e quindi anche all’esplorazione spaziale) sono sempre più consistenti, si privilegiano sistemi economici e sociali corrotti che potrebbero portare rapidamente al nostro collasso ecologico e civile.

Il 10 giugno 1990 veniva liberato Nelson Mandela, leader nell’ANC sudafricano. La sua importanza storica non è stata determinata tanto da ciò che fece prima dell’arresto (l’ANC era un’organizzazione violenta di lotta armata, che ritengo sempre una cattiva idea), ma piuttosto quanto fece dopo. Mandela riuscì a gestire il passaggio dall’apartheid a una società paritaria senza causare una guerra civile, facendo riconoscere alle parti in causa le atrocità commesse, in un clima generale di tolleranza e perdono. Un grande esempio di civiltà, verso il quale tutto dovremmo tendere.

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Amber, come gran parte dei postindustriali a bordo della nave-orfanotrofio Ernst Sanger, è nella prima adolescenza. Mentre le loro abilità naturali sono in molti casi amplificate dalla ricombinazione genetica delle linee germinali, grazie ai vecchi ideali della madre, lei deve affidarsi a grossolane amplificazioni computazionali. Non ha la corteccia parietale posteriore modificata per un supplemento di memoria a breve termine, o il giro temporale superiore anteriore esteso per una maggiore capacità verbale, ma è cresciuta con impianti neurali che per lei sono naturali come i polmoni o le dita. Metà del suo wetware è installato fuori dal cranio, in una schiera di nodi di processamento inseriti nel cervello mediante canali di comunicazione a correlazione quantistica: la sua metacorteccia personale. Questi ragazzi sono giovani mutanti, che bruciano luminosi. Per i loro genitori, non del tutto incomprensibili ma profondamente alieni, il gap generazionale è ampio come negli anni Sessanta, e profondo come il sistema solare. I genitori, nati negli anni del declino del Ventesimo secolo, sono cresciuti con elefantiaci shuttle bianchi, una stazione spaziale che si limitava a girare in tondo, e computer che facevano bip quando si premeva un bottone. Per un baby boomer, l’idea che l’orbita di Giove fosse un posto raggiungibile era controintuitiva come Internet.
Non mi capitava da tempo di leggere uno scritto così rivoluzionario, folle e visionario.
Stross si colloca a metà strada di precedenti illustri come “Infinito” di Stapledon e “Anni senza fine” di Simak, intessendo un mini-ciclo di racconti, strettamente  connessi e in continuità che, attraverso la storia di una famiglia altamente disfunzionale, narrano in modo assurdamente visionario ma verosimile la ventura (da taluni auspicata) singolarità tecnologica, che potrebbe rivoluzionare il concetto stesso di umanità.
Non un’opera di semplice evasione dunque, ma un complesso affresco sociologico-tecnologico che immerge in lettore in un universo per certi versi totalmente alieno eppure così prossimo nel tempo.
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